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Intervista

Allen Lederlin

-  Italiana ?

-  Eccome ! Sono originaria di Verona, una città bellissima. Ma vivo in Francia e lavoro in Svizzera, a due passi dalla Germania. Sono una cittadina d’Europa !

L’Italia del Nord è stata la culla dei più grandi pittori. Ma curiosamente il tuo lavoro riconduce piuttosto a certi artisti del Nord Europa. Perché ?

- Al centro della mia pittura ci sono i paesaggi, secondo la tradizione olandese o inglese. Ma sono perlopiù immaginari, frutto di una sintesi personalissima di ricordi e sensazioni d’infanzia, paesaggi puri. Dopotutto non è che vada sempre in giro con un diario per gli schizzi, come Turner.

-  Perchè non si vedono figure umane nei tuoi quadri ? Turner che era pertanto un paesaggista ne metteva qua e là, a volte minuscole, giusto per suggerire le dimensioni dello spazio intorno.

-  Le metteva anche per rendere le sue tele più verosimili e soddisfare il gusto dei suoi contemporanei. Io personalmente non ne sento alcun bisogno. Trovo che la Natura basti a  stessa, nella sua grandezza, nella sua bellezza e diversità. Mi sono chiesta se questa necessità non corrisponda inconsciamente ad un bisogno di evasione della nostra civiltà urbana sovraffollata. La mia pittura è essenzialmente immaginaria. È un po` ciò che mi permette di uscire dal mio quotidiano di donna troppo occupata a gestire lavoro, famiglia, figli.

Anche se può sembrare un po'  "cliché"  la pittura è la mia Torre d' Avorio dove sono da sola e faccio le cose a modo mio.

-  Come sei arrivata a questa forma d'arte, poiché so che sei musicista di professione ? *

-  Ci sono esempi celebri di pittori-artisti-musicisti. Sono molte le corrispondenze tra queste due arti, lo stesso appello ad una certa sensibilità. Vedo dei paesaggi nascosti nella musica che suono, la mia cultura musicale invia rapidamente riferimenti ai miei dipinti: ne ho uno che si chiama "Eine Alpensinfonie".

 Dopo gli umanisti completi del Rinascimento, Baudelaire non ha forse scritto qualcosa che suona un po` cosi: « ci sono dei profumi freschi come la pelle dei bambini, dolci come gli oboi, verdi come i prati… »

    Mi sono resa conto abbastanza rapidamente di voler dipingere. Ma mi ci è voluto più tempo per passare all’atto ! Il tempo di costruire un po` la mia vita attuale. Da una dozzina d’anni si tratta di un' occupazione tangibile e importante per me. Ho preso qualche lezione ma sono essenzialmente autodidatta e ne sono fiera, coi vantaggi e gli svantaggi di un simile percorso.

 

-  Che tu lo voglia o meno hai subito delle influenze. Non si parte mai dal niente. Quali pittori ti hanno segnata. Intravedo un po di Munch.

-  È indubbiamente vero. Me lo dicono spesso. Mi piace molto Munch, apprezzo la fluidità della sua pittura, i suoi colori profondi. Ma anche Hodler, un grande pittore svizzero conosciuto per i suoi paesaggi alpini. Ma le sue linee sono più spigolose. Bisogna in ogni caso relativizzare questi apporti esterni. Cosi come un` artista subisce delle influenze ed esercita la propria arte attraverso di esse, allo stesso modo lo spettatore di un' opera d’ arte la vede ed interpreta attraverso la propria cultura che è completamente diversa da individuo ad individuo.

-  Come Hodler, dipingi molti paesaggi di montagna. 

-  In Italia abitavo ad un' ora e mezza di auto dalle Dolomiti. Ci sono andata spesso con mio papà, un appassionato. La montagna fa quindi parte del mio paradiso. Ma ho anche altri oggetti di predilezione, come gli alberi, il vento, l’acqua, la neve…

-  Entriamo in un tuo quadro: i tuoi dipinti non corrispondono ad una semplice rappresentazione. Danno spesso l'impressione di uno spazio ritagliato da una moltitudine di linee sinuose.

-  Effettivamente parto da una matassa di linee che comincio tracciare, a districare su un foglio di piccole dimensioni, una sorta di schizzo, con i pennarelli. Decido in seguito se trasformarlo o meno in pittura. Inizio allora a tessere la mia tela sulla tela, come un ragno, ma senza spirito geometrico, ben al contrario; e questa matassa che frammenta lo spazio del quadro mi permette di catturare non delle mosche quanto piuttosto dei colori, secondo il mio soggetto e la mia ispirazione.

-  Ma gli alberi non sono veramente verdi, il cielo raramente blu e ogni frammento è l'oggetto di variazioni di colore...

-  Lo ripeto, non cerco per forza di riprodurre la Natura. Me ne ispiro. Adotto spesso dei punti di vista che modificano profondamente l’ iconografia del soggetto, delle vedute aeree ad esempio, come nel caso della linea della cresta che separa le tinte fredde dell’ombra dai versanti soleggiati nel mio dittico intitolato " La chute "

 e " Dyade ".

-  La trasformazione è tale da rasentare l’ astrazione.

-  È vero, ma è piuttosto raro. Sono essenzialmente una pittrice figurativa. Diciamo che è la mia maniera di rappresentare il mondo. L ’arte, come spettacolo della Natura, deve avere più livelli di lettura e di appropriazione da parte dello spettatore e dell’ artista. Questa frammentazione corrisponde alla complessità del mondo naturale e permette la diversità della rappresentazione.

-  Privilegi i grandi formati ? 

-  Non ho certo la pazienza di un miniaturista.

-  Sembri essere una persona tutta d’un pezzo. Non è un po` in contraddizione con le tue tele piuttosto complesse ?

-  Sono le contraddizioni a fare la ricchezza - e la complessità - degli uomini e delle donne (ride) !

-  Terminiamo come si deve con la firma: la tua - le tue iniziali -  fa pensare al logo di una marca di macchine di lusso.

-  Non trovo inconveniente alcuno a farla beneficiare delle mia notorietà (ride!) !!

Intervista a cura di Allen Lederlin, giugno 2020

* Rossana Rossignoli ricopre il posto di primo clarinetto all'Orchestra sinfonica di Basilea dal 2010.

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